Nell’ultima lezione si è parlato tra le altre cose del rapporto web/politica. Prima di leggere il post, potrebbe essere interessante vedere questo video nel quale il nostro prossimo Presidente del Consiglio ha parlato, in piena campagna elettorale, del peso e dell’importanza di internet nella comunicazione politica.
La prima cosa che colpisce chi guarda il video, è senza dubbio l’insolita sincerità e direi quasi umiltà del Cavaliere nel rispondere ad una domanda del giornalista dell’Adnkronos. Ma lasciando da parte lo stupore per l’atteggiamento mansueto, è interessante ragionare anche sui contenuti.
Come abbiamo notato nell’ultima lezione, Il Popolo della Libertà, ovvero la formazione politica che ha ottenuto i maggiori consensi nelle ultime elezioni politiche, non aveva nemmeno un sito internet di riferimento. Sotto il profilo informatico quindi, il Partito Democratico e la lista di Antonio Di Pietro partivano sicuramente in vantaggio. Tutti però sappiamo quali sono stati i risultati delle urne. Partendo da questo dato, si possono fare alcune osservazioni sul tema politica/mondo del web.
La prima triste considerazione che mi viene da fare esaminando la situazione italiana, è la ripetitività di certe espressioni che siamo costretti ad usare esaminando la condizione del nostro Paese. Come per molti altri campi e fattori, dobbiamo ammettere ancora una volta che l’Italia è “un passo indietro” rispetto ad altre realtà.
La politica, almeno per il momento, non passa attraverso la rete. Questo perchè in un certo senso, la logica stessa della rete è contraria e diametralmente opposta al modo tradizionale di fare politica e di comunicare con i cittadini.
Sedersi sulle comode e bianche poltrone dello studio di “Porta a Porta” e fare un comizio elettorale in presenza di un conduttore consenziente è piuttosto semplice per tutti. Ma gestire uno spazio web libero e democratico richede uno sforzo, una disponiblità ed anche un po’ di coraggio che mancano alla quasi totalità della nostra classe politica.
Se un politico apre un blog o un sito internet, non può pensare di censurare i commenti, di dimenticarsi di aggiornare, di non rispondere, di fare finta di niente. Il blog non può essere uno strumento unidirezionale, in quanto va contro l’idea stessa di rete e di social network.
Il politico improvvisato blogger che agisce in questo modo però si espone a dei seri rischi: il primo è quello di creare uno spazio morto, poco visitato e quindi inutile. Il secondo è di ottenere aprendo il blog, un effetto controproducente e dai risvolti pericolosi per l’immagine e la credibilità del politico stesso. Clemente Mastella è riuscito in entrambe le cose. Il suo blog è un chiaro esempio di come non abbia capito assolutamente nulla del mondo del web.
Un blog necessita di credibilità, professionalità e di aggiornamento. Un blog che nasce con la speranza di diventare un catalizzatore deve avere dietro le spalle la forza di un messaggio che coinvolga e appassioni i visitatori. Se queste qualità mancano completamente, la rete provvede in maniera spietata e puntuale a mettere a posto le cose. Se il blog di Mastella raccoglie infatti una decina di commenti al massimo ad ogni post, ecco che un altro sito a lui dedicato ne raccoglie invece centinaia e centinaia. Viene da pensare che a Ceppaloni ci siano ancora pochi computer.
Insomma, i nostri politici per quanto riguarda la comunicazione si affidano principalmente ancora ai media tradizionali come la televisione (che sia Porta a Porta o il Bagaglino), ed i giornali.
Questo perchè la rete è assolutamente democratica e direi anche meritocratica. Un bravo blogger (capace di trasferire sul web informazioni credibili o di convogliare la protesta della gente) è sempre riconosciuto e cliccato. La rete ha una grande capacità di smascherare e di coinvolgere. Il problema è che tutto questo non basta. Beppe Grillo è riuscito a diventare un catalizzatore grazie anche ai meet-up, i comizi in piazza, le tournè a pagamento e usando gli sturmenti del comico.
Ma Beppe Grillo è una mosca bianca. La realtà della rete è quella di un mondo senza ancora un linguaggio proprio, e con ancora molti passi in avanti da fare. Il web è ancora vista come un mero strumento di offerta, senza nessun coinvolgimento e possibilità di interazione.
Concludendo, se alcuni passi avanti sono stati fatti (vedi il sito del Partito Democratico, o un blog come quello dell’ex ministro Di Pietro), molti altri sono ancora da fare sia da parte dei politici, che da parte dei cittadini che si affidano alla reta ancora in maniera saltuaria, e in molti casi accompagnati da una sorta di diffidenza verso questo mezzo dalle infinite possibilità e con il quale tutti dovranno fare i conti nel giro di qualche anno.
Archiviato in: Senza Categoria | Tag: 25 Aprile, confronto Repubblica.it/Corriere.it, gerarchia della notizia, quotidiani on-line
Volendo fare un confronto tra i siti internet dei due maggiori quotidiani nazionali, ovvero il Corriere della Sera e Repubblica, la mattina del 25 Aprile, ore 11:00, offre alcuni spunti interessanti per capire le differenze e le somiglianze tra le due testate, in una giornata nella quale la notizia dominante è inevitabilmente la festa nazionale, ma dove anche l’iniziativa di “Beppe Grillo”, ovvero il V2 Day, potrebbe trovare spazio, dato il successo e la mobilitazione della prima giornata di protesta dell’8 settembre scorso.

Per quanto riguarda l’apertura, che in entrambe i siti riguarda le celebrazioni del 25 Aprile, Corriere.it, a differenza di Repubblica.it, presenta una gerarchia della notizia dovuta al maggior spazio dedicato sia al titolo che all’abstract, alla maggiore dimensione della fotografia e al maggior numero di approfondimenti legati e linkati alla notizia. Napolitano è stato scelto come il simbolo più rappresentativo della festa, e data la difficoltà di trovare una vera e propria “notiza” in questa festa nazionale, si è scelto di aprire centrando l’attenzione su un personaggio.

Repubblica.it invece tende invece a sottolineare maggiormente la mobilitazione popolare e il carattere nazionale della festa del 25 Aprile, usando inoltre nel titolo una parola ‘forte’ come “memoria“, come a voler ricordare a chi legge, quale sia il valore ed il significato più importante di questo giorno di festa. Come abbiamo già notato però, l’importanza della notizia è dovuta solamente alla sua posizione e non ad una vera e propria gerarchia. Infatti anche le due seguenti hanno un’immagine che le accompagna più o meno delle stessa dimensione ed un abstract altrettanto lungo.
Le due home page meritano un altro paio di considerazioni interessanti. Una somiglianza può essere trovata nello spazio e nella visibilità assegnata alla notizia riguardante Beppe Grillo. La protesta del “comico” ligure ha come obiettivo i finanziamenti alla stampa, la legge Gasparri sull’informazione e l’ordine dei giornalisti. Temi molto legati all’informazione ed alla stampa quindi e che entrambe i quotidiani ovviamente evitano di pubblicizzare eccessivamente. E’ interessante notare come la notizia sia legata in entrambe i casi alle manifestazioni del 25 Aprile. Questo perchè nei giorni scorsi i due quotidiani avevano assegnato al “V2 Day” l’etichetta della ‘contro-manifestazione’, suscitando l’ira dello stesso Beppe Grillo. Sia Repubblica.it che Corriere.it hanno un link nell’abstract, che rimanda ad un pezzo piuttosto breve e sintetico.
L’ultima cosa che vorrei segnalare è la presenza sul sito web di Repubblica di una notizia della quale si parla già da Lunedì, ovvero la querelle Lega-Berlusconi sulla squadra di governo. Il tono (”Governo. La Lega non molla”) è molto simile a quello già usato per tutta la settimana, teso a sottolineare l’insistenza delle richieste-ricatti della Lega e le conseguenti difficoltà che portano a Berlusconi, incaricato di formare il nuovo esecutivo senza scontentare nessuno.
Corriere.it si occupa della politica e dei rapporti Belusconi-Lega in maniera decisamente diversa, ricorrendo ancora una volta all’uso di un personaggio simbolo(in questo caso Veronica Lario, moglie del Cavaliere). Lo spunto per parlare di politica infatti sono le dichiarazioni della moglie del Cavaliere che si confessa leghista, in una intervista apparsa sul quotidiano “La Stampa” oggi in edicola. La scelta editoriale è stata quella di lasciare in secondo piano, almeno per oggi, il “problema Governo”, trovando invece la notizia in una curiosità legata ad un personaggio che con la politica non ha nulla a che fare. Scelta che ritengo corretta, non tanto per l’interesse in sè della notizia (piuttosto scarso), ma per la volontà di cercare qualcosa di nuovo da dire ai lettori, senza insistere su una notizia “vecchia” come sceglie di fare invece Repubblica.
Tutti d’accordo?
Archiviato in: Senza Categoria | Tag: giornali cartacei e web
“Ora il giornale è di fronte a una sfida, perché con la rete nasce una nuova scansione del tempo. Il giornale finora – e per il futuro – questo fa: scandisce il tempo, ce ne propone una forma, un passo, fatto di giorni.
La rete risolve questa scansione nella continuità e questo carattere della rete influenzerà i media nel prossimo futuro. Ma io penso che il giornale resterà come la “riserva aurea” per gli stati, un patrimonio che è là, a garanzia dell’equilibrio monetario.
Perché mentre il web – pur nella sua potenza – è l’accumularsi dei frammenti in un continuum temporale, non è però visione d’insieme, non è sinossi. L’ancoraggio alla sinossi, in un arco temporale dato, è il dono che il giornale ha fatto all’umanità e che resta incancellabile”.
Derrick De Kerckhove, direttore del “McLuhan Program in Culture & Technology
Queste parole mi sembravano molto adatte a sintetizzare in maniera chiara uno dei punti toccati nell’ultima lezione. I due medium che stiamo analizzando (giornale cartaceo tradizionale e giornale on-line), sono per certi versi decisamente molto diversi, e con caratteristiche peculiari. Non bisogna però fare l’errore di considerarli come mezzi altenativi, ma andrebbero visti come strumenti d’informazione complementari.
Per prima cosa bisogna sfatare il luogo comune che vuole che le persone che si informano tramite i giornali on-line lo facciano soprattutto per mancanza di tempo. Se c’è un problema legato al tempo, esso riguarda non tanto la nostra disponibilità, ma soprattutto quella che De Kerckhove chiama “scansione del tempo“.
Infatti, soprattutto per quanto riguarda il caso italiano, le differenze legate al linguaggio sono veramente minime tra i due medium. Differenze che invece vanno cercate altrove. Il giornale cartaceo è un vecchio baluardo rassicurante e solido, con il quale il lettore ha un rapporto di fiducia forte e spesso consolidato negli anni. Il web invece appare giustamente come un mondo aperto a tutti, nel quale tutti possono entrare e nel quale ogni singolo lettore può decidere un percorso di costruzione della ricezione assolutamente personale e libero.
L’ “accumularsi di frammenti in un continuum temporale” è invece una delle caratteristiche principali del mezzo di informazione in rete. L’essenza stessa di questo medium credo risieda nella possibilità da parte di chi legge, di cliccare nell’icona che “aggiorna” la pagina. Le notizie sono in continuo mutamento e aggiornamento. Trovare qualcosa letto al mattino, potrebbe risultare impossibile nel pomeriggio, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che questa caratteristica comporta.
Per il momento infatti, la fonte primaria dell’informazione, almeno per quanto riguarda l’Italia, rimane il giornale cartaceo che ogni mattina possiamo trovare in edicola. Lì risiede la verità, e lì abbiamo quell’ “ancoraggio alla sinossi” di cui la maggior parte di noi sente il bisogno e trova indispensabile.
Concludendo, il giornalismo on-line non deve sembrare un modo per smantellare a tutti i costi una tradizione secolare come quella del cartaceo, ma rappresenta invece anch’esso una sfida importante e con la quale chiunque voglia fare informazione si deve rapportare. Ben consci comunque che tutto quello che riguarda il concetto di “verità”, stabilità e tradizione rimane chiuso, almeno per il momento, in quelle 48 pagine che l’uomo sfoglia, legge e conosce; un universo chiuso nel quale c’è una pagina numero 1 ed una pagina numero 48, invalicabli confini sui quali non è possibile schiacchiare nessun tasto “Refresh”.
Il testo integrale dell’intervista di Vittorio Zambardino a Derrick De Kerckhove lo trovate qui
Archiviato in: Senza Categoria | Tag: università
Un pomeriggio di una decina di anni fa, in un garage di venti metri quadri di una piccola città californiana, Larry Page e Sergey Brin pensarono ed iniziarono a costruire il più famoso e utilizzato motore di ricerca del mondo: Google. I due avevano ventitrè anni.
Durante la prima lezione del corso di “Informatica applicata al giornalismo” tenuto dal professor Lelio Alfonso agli studenti dell’università di Parma, non si è però parlato di loro. Come sono collegati i due eventi? Ora proverò a spiegarlo.
Se il professore non ha parlato della geniale coppia Page/Brin a noi studenti, forse lo ha fatto solo per delicatezza nei nostri confronti. Quello che ha cercato di farci capire il docente era però comunque molto chiaro. Il messaggio della sua lezione è questo: “VOI SIETE TERRIBILMENTE IN RITARDO E DOVETE FARE QUALCOSA PER RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO”.
Questo è il motivo per il quale voi state leggendo queste righe, e questo è il motivo per il quale questo blog è stato aperto.
Al professor Alfonso sono bastate un paio di domande per capire che tra gli studenti che aveva di fronte, non si nascondeva nessun Page o Brin capace di avere un’idea da 20 milioni di dollari in cinque anni. O se c’era, devo dire che si era nascosto veramente bene.
Ma in fin dei conti non è questo lo scopo del corso. Quella quarantina di ventenni (me compreso) che affollavano l’aula, sono studenti di giornalismo e l’obiettivo finale, più o meno nascosto, è quello di diventare giornalisti e comunicatori. E per fare questo non si può certo pensare che sia sufficiente una laurea, ma da questa prima lezione sono emerse le due principali questioni con le quali ognuno di noi deve fare i conti.
- La prima è l’importanza dello scrivere e del creare qualcosa di simile a pezzi giornalistici, perché un buono scrittore non nasce dal nulla, ma ha bisogno di allenamento e di abitudine, nella migliore accezione del termine.
- La seconda è la necessità di accorgersi al più presto della situazione che ci circonda. La nostra è la civiltà del link e del surfing, ovvero del navigare velocemente in rete, spaziando da un luogo all’altro della rete in pochi click, e se non entriamo in quest’ordine di idee non possiamo che rimanere indietro rispetto a bambini che ora hanno dieci anni, e che in ogni parte del mondo hanno un mouse in mano e non vedono l’ora di scavalcarci e di definirci, tra qualche anno, dei dinosauri.
Questo è quello che io ho capito da questa prima lezione. Bob Dylan negli anni ’60 cantava che i tempi stavano cambiando e questo credo valga in ogni momento storico, da quando esiste l’uomo. Tutto cambia, anche il modo di fare lezione all’università. In questo corso infatti, non si useranno libri di testo cartacei, perché anche solo nel concetto di libro, c è qualcosa di assolutamente contrario allo scopo del corso.
In quelle due ore di tranquilla chiacchierata, il docente ha chiarito anche questo punto. Perchè in fondo, noi che abbiamo oggi 23 anni, siamo figli del social network e che ci piaccia o no, non è un padre che possiamo ignorare e lasciare fuori dalla nostra vita. Per piccolo che possa essere, creare un blog è già un primo passo verso la comprensione del mondo che c’è là fuori.