Archiviato in: Senza Categoria | Tag: comunicazione istituzionale, comunicazione pubblica
Nell’ultima lezione, si è parlato di due aspetti e di due modi diversi di fare comunicazione. Abbiamo infatti parlato di Comunicazione istituzionale e di Comunicazione pubblica, cercando di capire quali sono le principali differenze e caratteristiche che le contraddistinguono. Anche in questo caso però abbiamo dovuto fare i conti con una realtà contrastante e assolutamente non omogenea, nonostante ci sia una legge del 2000, la legge 150, che ha cercato di fare chiarezza in questo campo.
La comunicazione istituzionale, molto semplicemente, è delegata a comunicare tutto quello che riguarda appunto una qualsiasi istituzione, dai Carabinieri ad una Provincia. Deve essere quindi un modo di comunicare stabile e rigoroso, freddo e preciso, per certi versi didascalico. Comunicare in maniera istituzionale significa infatti avere come obiettivo quello di mettere a disposizione e far conoscere ogni atto, decisione e fatto che concerne una determinata istituzione.
Di conseguenza, anche il linguaggio di questo tipo di comunicazione dovrebbe essere immutabile, non soggetto al cambiamento, fedele ad una linea ben precisa e chiara. In questa direzione si sono mossi anche Michele Cortellazzo e Federica Pellegrino che nel 2002 hanno cercato di sintetizzare in 30 semplici regole, i punti cardine per scrivere testi istituzionali chiari e accessibili.
Quando parliamo di comunicazione pubblica invece, dovremmo fare riferimento a qualcosa di profondamente diverso. Tutto quello che può essere di interesse per tutti i cittadini (un progetto, un’idea), va ricollegato invece a questo diverso modo di fare comunicazione. Il linguaggio della comunicazione pubblica può e deve sganciarsi dalla rigidità e dalla obbligatoria precisione imposta dalla comunicazione istituzionale, per rappresentare qualcosa di caldo e partecipativo. Inoltre deve poter essere ampliata con altri strumenti proprio perchè il suo stesso fine è quello di coinvolgere il maggior numero possibile di persone.
Da questa prima analisi, risulta chiaro che i due stili di comunicazione non dovrebbero ovviamente essere messi sullo stesso piano, ma come già anticipato, spesso la pratica contraddice la teoria, e in molti casi ci troviamo di fronte a pasticci comunicativi, maldestri assemblaggi che finiscono per risultare confusi e caotici. Ma anche in questo campo, dei tentativi di fare chiarezza ci sono.
Il portale del governo italiano è invece un chiaro esempio di come i due diversi aspetti della comunicazione possano e debbano rimanere chiaramente opposti e ben distinti. Il sito governo.it infatti si occupa esclusivamente di comunicazione istituzionale.
Il suo principale compito è quello di fornire dati e notizie, in maniera oggettiva e imparziale, senza lacune o mancanze. La chiarezza e la completezza sono carattetistiche fondamentali in questo tipo di comunicazione, mentre l’interattività risulta volontariamente assente.
Ma nella parte superiore destra del portale, risulta molto evidente il collegamento a “governo informa”, che come dice la didascalia, si occupa di comunicazione e dialogo con i cittadini. Questo è lo spazio per la comunicazione pubblica, e la separazione e la diversità risultano molto evidenti. Qui infatti troviamo tutti quegli strumenti (sondaggi, elementi multimediali, faq, informazioni utili, glossario) che rendono il sito interattivo, cercando di favorire in ogni modo la partecipazione attiva di chi arriva in queste pagine. Cercare nella rete esempi negativi non è difficile. Il comune di Bologna e la regione Piemonte infatti sono solo due delle tante istituzioni che tendono a mischiare i due modi di fare comunicazione.
Biasimarli risulta semplice per tutti noi, ma credo che questa confusione comunicativa sia solamente il frutto dell’arretratezza informatica del nostro Paese, e fino a che le cose non cambieranno sotto questo aspetto, il buon esempio del portale del Governo rimarrà un modello solitario.
Adeguarsi significa lavorare, investire e faticare in un campo ancora troppo poco battuto e spesso sottovalutato.
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