Ero indeciso, lo ammetto. Da una parte c’era un irrefrenabile desiderio di spendere un paio di paroline su quelli che saranno i nostri nuovi ministri rispettivamente dei Beni Culturali e delle Pari opportunità, ovvero Sandro Bondi e Mara Carfagna.
Perchè due paroline in effetti le meriterebbero. Ma poi mi sono reso conto che tutto questo faceva molto sinistra extra-parlamentare delusa e rimuginante quindi forse è meglio parlare di comunicazione sociale, un argomento del quale avevamo accennato a lezione e che forse potrebbe aiutarmi a chiarire se parlare in maniera critica del fatto che Bondi sia diventato ministro dei Beni Culturali, possa essere considerato un esempio di comunicazione sociale. Ma andiamo per gradi.
Cosa intendiamo per comunicazione sociale? Sotto questa etichetta possiamo inserire tutti quei modi di comunicare che si propongono di fare conoscere certe realtà e certe situazioni verso le quali si ritiene necessario sensibilizzare l’opinione pubblica, senza avere nessun fine di tipo commerciale e di profitto. Questo tipo di comunicazione quindi si propone in molti casi di creare un dibattito verso alcune tematiche sociali e civili, portando a conoscenza del maggior numero di persone il problema in questione, vedendo nella mobilitazione sociale e civile, un modo per risolverlo.
Il punto centrale di questo tipo di comunicazione è quindi quello di creare il consenso. Le campagne sociali infatti sono un modo per informare, sensibilizzare, ed aggregare. Che si occupino della questione di un ostaggio da liberare, come nel caso di Ingrid Betancourt, o che cerchino di fermare la pena di morte nel mondo, questi tipi di comunicazione hanno caratteristiche e modalità riconoscibili.
Inernet ad esempio diventa per questo tipo di messaggi che si vogliono veicolare, uno strumento importantissimo, spesso la base dalla quale i movimenti partono e si sviluppano. Il web infatti ha il grande vantaggio di costare poco e di poter raggiungere praticamente tutti, dappetutto, siventando in molti casi il principale mezzo di comunicazione. Cosa c’è di meglio quindi per creare il consenso?
A differenza della comunicazione d’impresa, qui la parola torna ad avere il suo peso e la sua importanza. Scrivere molto e scrivere bene in questi casi diventa quindi essenziale, e anche l’aspetto e la costruzione dei siti ovviamente ne risentono. Immagini e video sono usati con parsimonia, affinché non distolgano l’attenzione dal messaggio. Avendo come obiettivo principale quello di creare una discussione e di portare attenzione sul caso, questi siti spesso hanno una grande capacità di interazione con il visitatore. Ci sono forum, infomazioni per come aiutare concretamente la loro iniziativa, petizioni da firmare, la possibilità di iscriversi e tante altre cose.
Ora. Domanda semi-seria per voi. Se io volessi sensibilizzarvi, con i miei post, sul fatto che avere Sandro Bondi e Mara Carfagna ministri sia una vergogna per un Paese civile, farei comunicazione sociale oppure no?
Per chi non lo sapesse, il punto più rilevante della carriera politica di Sandro Bondi sino a ieri, era stato l’incarico di pubblicare “Una storia italiana“, la biografia, o forse sarebbe più correto dire agiografia, del suo datore di lavoro, ovvero Silvio Berlusoni, alla vigilia delle elezioni del 2001. Dopo aver inviato a milioni di italiani il prezioso libricino rilegato (a spese rigorosamente nostre), il buon Sandro si è dato alla poesia.
Tra le sue liriche più riuscite ricordo l’originale “A Silvio” di leopardiana memoria; e come dimenticare quella dedicata a Giuliano Ferrara, definito “Antro d’amore“; ma anche quella scritta per la madre di Berlusconi, chiamata con grande umiltà “Madre di Dio“. Se volete leggere qualche componimento intero, lo trovate qui. Se ne consiglia un uso moderato, previa consultazione del vostro medico di fiducia. Potrebbero provocare ilarità irrefrenabile, ma in seguito anche grave depressione che può subentrare non appena si ricorda l’incarico istituzionale che quest’uomo ricopre.
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Dopo essere stata colpita dal titolo di questo post durante la lezione di stamattina, non potevo non leggerlo! E ci avevo visto giusto…tralasciando la parte più “alfonsiana” con la spiegazione dei tipi di comunicazione (davvero ben scritta), mi sono lasciata trasportare dal tuo intento di “sensibilizzazione”! La tua è comunicazione sociale…anzi direi proprio pubblicità progresso!
Commento di Giulia Maggio 10, 2008 @ 7:41 pmNessun fine di lucro, solo un po’ di sano senso civico.
Giulia