Vi ricordate i vari discorsi su come sta cambiando il modo di fare giornalismo, come cambia la notizia stessa in funzione del mezzo, e l’importanza sempre maggiore dei contenuti multimediali?
Bene, credo che la strada che ha intrapreso la Gazzetta dello Sport da un paio di settimane, sia un esempio chiarissimo per sintetizzare tutti questi concetti. Mai sentito parlare di “gazza & play”? Sfogliando il giornale cartaceo, si può notare che di fianco ad alcuni articoli, è presente uno strano scarabocchio, un disegnino a metà strada tra il codice a barre e una macchia di caffè rovesciato sul giornale.
Con un telefono “multimediale” (non come il mio da 49 euro, che quando non è in forma decide di sua spontanea volontà di non avvisarmi se arrivano telefonate o messaggi), basta inquadrare il disegnino al fianco dell’articolo che in pochi secondi vi arriveranno quelli che loro chiamano “gli approfondimenti“.
Quindi, il vecchio cartaceo vi porta dritti dritti a filmati, foto, animazioni riguardanti l’argomento trattato nell’articolo. Esempio: state leggendo un articolo sulla formula 1? Siete nel week-end del gran premio? La notizia su carta è bella, scritta bene e con un titolo intrigante. Ma come si fa a non vedere la forza comunicativa che gli altri mezzi si portano dietro? Dopo aver letto le vostre 5000 battute di pezzo con le dichiarazioni dei piloti, i commenti del giornalista e tutto quello che ci può stare in quello spazio, ecco che la “Gazza” ti offre direttamente sul telefonino le interviste al pilota, le foto delle premiazioni, il video del circuito a bordo della macchina del tuo pilota preferito e la top 10 dei momenti più belli del week-end.
Non so se siete d’accordo, ma a me questa nuova iniziativa della Gazzetta sembra assolutamente in linea con quello che si è detto a lezione. Non trovate che ci siano molti degli elementi trattati?
- la parola che tende a diventare sempre meno importante
- la forza delle immagini
- il giornalista tradizionale che scompare
- la notizia stessa che scompare per lasciare spazio a tutto quello che è il contorno
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La parola che muore. Il giornale che muore. Il giornalista “tradizionale” che muore. Io ho sempre paura. Sempre di più.
Il linguaggio piatto ci renderà tutti dei replicanti. E non sapremo più distinguere i colori dagli odori e il cervello dal culo. E saremo tutti più belli. Ma anche più stupidi. Pacatamente. Serenamente: rassegnamoci.
MARIO.
Commento di Mario L Maggio 27, 2008 @ 1:33 pmIo sono più ottimista di Mario. Il giornale cartaceo potrebbe morire solo se internet si riducesse a una sua mera replica. Ma sarebbe del tutto insensato, perchè non si sfrutterebbero le potenzialità che il mezzo offre. E sarebbe controproducente a livello economico per le testate stesse.
La Gazzetta sta usando il web in modo alternativo alla carta, approfittando della sua multimedialità. In questo modo i suoi lettori continueranno ad acquistarla in edicola, anche - e forse addirittura a maggior ragione- se la consultano in Rete. Lo faranno per il semplice fatto che quello che trovano in internet non lo possono avere sulla carta e quello che trovano sulla carta non è uguale su internet.
Commento di Ilaria Maggio 27, 2008 @ 3:36 pm…io sono d’accordo con Mario:tanta paura.
Commento di Cinzia Maggio 27, 2008 @ 4:25 pmL’iniziativa della Gazzetta,come dici te,racchiude ciò di cui si è parlato a lezione…anche se,sinceramente,non capisco che bisogno c’è di scattare la foto a quel robo…bastava un numero o solo il rimando al sito:sarà che non ci capisco molto!
Ripeto che stimoli,da questo tipo di giornalismo che ci si profila,non me ne vengono per nulla…
Si forse non è il caso di drammatizzare..Ora non volevo fare del terrorismo psicologico, ma era solo un modo per cogliere un segno del cambiamento..
Secondo me di giornalisti bravi ce ne sarà sempre bisogno comunque..forse dovranno comunicare con linguaggi diversi, forse si ridurrà parecchio il numero di quelli che lavoreranno come fanno adesso..
però da qui a diventare replicanti spero ne passi ancora un po’ di tempo..quello che volevo fare nel post era fotografare una tendenza, perchè è innegabile che le possibilità e i modi di informarsi sono cambiati tantissimo anche solo negli ultimi 2 o 3 anni e continueranno a farlo..
io sono dell’idea che sapzio per la gente in gamba ce ne sarà sempre..come quando e perchè sono ancora tutti da vedere..
servirebbe una profezia alla Anonio di sabato sera..domani glielo chiediamo…dove sarà il giornalista nel 2034??
Commento di Francesco Caronna Maggio 27, 2008 @ 5:42 pm