La foresta di Sherwood


“Internet? Francamente non ho conoscenza del mezzo”
Aprile 30, 2008, 4:47 pm
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Nell’ultima lezione si è parlato tra le altre cose del rapporto web/politica. Prima di leggere il post, potrebbe essere interessante vedere questo video nel quale il nostro prossimo Presidente del Consiglio ha parlato, in piena campagna elettorale, del peso e dell’importanza di internet nella comunicazione politica.

La prima cosa che colpisce chi guarda il video, è senza dubbio l’insolita sincerità e direi quasi umiltà del Cavaliere nel rispondere ad una domanda del giornalista dell’Adnkronos. Ma lasciando da parte lo stupore per l’atteggiamento mansueto, è interessante ragionare anche sui contenuti.

Come abbiamo notato nell’ultima lezione, Il Popolo della Libertà, ovvero la formazione politica che ha ottenuto i maggiori consensi nelle ultime elezioni politiche, non aveva nemmeno un sito internet di riferimento.  Sotto il profilo informatico quindi, il Partito Democratico e la lista di Antonio Di Pietro partivano sicuramente in vantaggio. Tutti però sappiamo quali sono stati i risultati delle urne. Partendo da questo dato, si possono fare alcune osservazioni sul tema politica/mondo del web.

La prima triste considerazione che mi viene da fare esaminando la situazione italiana, è la ripetitività di certe espressioni che siamo costretti ad usare esaminando la condizione del nostro Paese. Come per molti altri campi e fattori, dobbiamo ammettere ancora una volta che l’Italia è “un passo indietro” rispetto ad altre realtà.

La politica, almeno per il momento, non passa attraverso la rete. Questo perchè in un certo senso, la logica stessa della rete è contraria e diametralmente opposta al modo tradizionale di fare politica e di comunicare con i cittadini.

Sedersi sulle comode e bianche poltrone dello studio di “Porta a Porta” e fare un comizio elettorale in presenza di un conduttore consenziente è piuttosto semplice per tutti. Ma gestire uno spazio web libero e democratico richede uno sforzo, una disponiblità ed anche un po’ di coraggio che mancano alla quasi totalità della nostra classe politica.

Se un politico apre un blog o un sito internet, non può pensare di censurare i commenti, di dimenticarsi di aggiornare, di non rispondere, di fare finta di niente. Il blog non può essere uno strumento unidirezionale, in quanto va contro l’idea stessa di rete e di social network.

Photobucket   Il politico improvvisato blogger che agisce in questo modo però si espone a dei seri rischi: il primo è quello di creare uno spazio morto, poco visitato e quindi inutile. Il secondo è di ottenere aprendo il blog, un effetto controproducente e dai risvolti pericolosi per l’immagine e la credibilità del politico stesso. Clemente Mastella è riuscito in entrambe le cose. Il suo blog è un chiaro esempio di come non abbia capito assolutamente nulla del mondo del web.

Un blog necessita di credibilità, professionalità e di aggiornamento. Un blog che nasce con la speranza di diventare un catalizzatore deve avere dietro le spalle la forza di un messaggio che coinvolga e appassioni i visitatori. Se queste qualità mancano completamente, la rete provvede in   maniera spietata e puntuale a mettere a posto le cose. Se il blog di Mastella raccoglie infatti una decina di commenti al massimo ad ogni post, ecco che un altro sito a lui dedicato ne raccoglie invece centinaia e centinaia. Viene da pensare che a Ceppaloni ci siano ancora pochi computer.

Photobucket Insomma, i nostri politici per quanto riguarda la comunicazione si affidano principalmente ancora ai media tradizionali come la televisione (che sia Porta a Porta o il Bagaglino), ed i giornali.

Questo perchè la rete è assolutamente democratica e direi anche meritocratica. Un bravo blogger (capace di trasferire sul web informazioni credibili o di convogliare la protesta della gente) è sempre riconosciuto e cliccato. La rete ha una grande capacità di smascherare e di coinvolgere. Il problema è che tutto questo non basta. Beppe Grillo è riuscito a diventare un catalizzatore grazie anche ai meet-up, i comizi in piazza, le tournè a pagamento e usando gli sturmenti del comico.

Ma Beppe Grillo è una mosca bianca. La realtà della rete è quella di un mondo senza ancora un linguaggio proprio, e con ancora molti passi in avanti da fare. Il web è ancora vista come un mero strumento di offerta, senza nessun coinvolgimento e possibilità di interazione.

Concludendo, se alcuni passi avanti sono stati fatti (vedi il sito del Partito Democratico, o un blog come quello dell’ex ministro Di Pietro), molti altri sono ancora da fare sia da parte dei politici, che da parte dei cittadini che si affidano alla reta ancora in maniera saltuaria, e in molti casi accompagnati da una sorta di diffidenza verso questo mezzo dalle infinite possibilità e con il quale tutti dovranno fare i conti nel giro di qualche anno.