La foresta di Sherwood


Il mondo non finisce a pagina 48
Aprile 24, 2008, 9:55 am
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“Ora il giornale è di fronte a una sfida, perché con la rete nasce una nuova scansione del tempo. Il giornale finora – e  per il futuro – questo fa: scandisce il tempo, ce ne propone una forma, un passo, fatto di giorni.

La rete risolve questa scansione nella continuità e questo carattere della rete influenzerà i media nel prossimo futuro. Ma io penso che il giornale resterà come la “riserva aurea” per gli stati, un patrimonio che è là, a garanzia dell’equilibrio monetario.

Perché mentre il web – pur nella sua potenza – è l’accumularsi dei frammenti in un continuum temporale, non è però visione d’insieme, non è sinossi. L’ancoraggio alla sinossi, in un arco temporale dato, è il dono che il giornale ha fatto all’umanità e che resta incancellabile”.

   Derrick De Kerckhove, direttore del “McLuhan Program in Culture & Technology

Queste parole mi sembravano molto adatte a sintetizzare in maniera chiara uno dei punti toccati nell’ultima lezione. I due medium che stiamo analizzando (giornale cartaceo tradizionale e giornale on-line), sono per certi versi decisamente molto diversi, e con caratteristiche peculiari. Non bisogna però fare l’errore di considerarli come mezzi altenativi, ma andrebbero visti come strumenti d’informazione complementari.

Per prima cosa bisogna sfatare il luogo comune che vuole che le persone che si informano tramite i giornali on-line lo facciano soprattutto per mancanza di tempo.  Se c’è un problema legato al tempo, esso riguarda non tanto la nostra disponibilità, ma soprattutto quella che De Kerckhove chiama “scansione del tempo“.

Infatti, soprattutto per quanto riguarda il caso italiano, le differenze legate al linguaggio sono veramente minime tra i due medium. Differenze che invece vanno cercate altrove. Il giornale cartaceo è un vecchio baluardo rassicurante e solido, con il quale il lettore ha un rapporto di fiducia forte e spesso consolidato negli anni. Il web invece appare giustamente come un mondo aperto a tutti, nel quale tutti possono entrare e nel quale ogni singolo lettore può decidere un percorso di costruzione della ricezione assolutamente personale e libero.

L’ “accumularsi di frammenti in un continuum temporale” è invece una delle caratteristiche principali del mezzo di informazione in rete. L’essenza stessa di questo medium credo risieda nella possibilità da parte di chi legge, di cliccare nell’icona che “aggiorna” la pagina. Le notizie sono in continuo mutamento e aggiornamento. Trovare qualcosa letto al mattino, potrebbe risultare impossibile nel pomeriggio, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che questa caratteristica comporta.

Per il momento infatti, la fonte primaria dell’informazione, almeno per quanto riguarda l’Italia, rimane il giornale cartaceo che ogni mattina possiamo trovare in edicola. Lì risiede la verità, e lì abbiamo quell’ “ancoraggio alla sinossi” di cui la maggior parte di noi sente il bisogno e trova indispensabile.

Concludendo, il giornalismo on-line non deve sembrare un modo per smantellare a tutti i costi una tradizione secolare come quella del cartaceo, ma rappresenta invece anch’esso una sfida importante e con la quale chiunque voglia fare informazione si deve rapportare. Ben consci comunque che tutto quello che riguarda il concetto di “verità”, stabilità e tradizione rimane chiuso, almeno per il momento, in quelle 48 pagine che l’uomo sfoglia, legge e conosce; un universo chiuso nel quale c’è una pagina numero 1 ed una pagina numero 48, invalicabli confini sui quali non è possibile schiacchiare nessun tasto “Refresh”.

Il testo integrale dell’intervista di Vittorio Zambardino a Derrick De Kerckhove lo trovate qui