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Un pomeriggio di una decina di anni fa, in un garage di venti metri quadri di una piccola città californiana, Larry Page e Sergey Brin pensarono ed iniziarono a costruire il più famoso e utilizzato motore di ricerca del mondo: Google. I due avevano ventitrè anni.
Durante la prima lezione del corso di “Informatica applicata al giornalismo” tenuto dal professor Lelio Alfonso agli studenti dell’università di Parma, non si è però parlato di loro. Come sono collegati i due eventi? Ora proverò a spiegarlo.
Se il professore non ha parlato della geniale coppia Page/Brin a noi studenti, forse lo ha fatto solo per delicatezza nei nostri confronti. Quello che ha cercato di farci capire il docente era però comunque molto chiaro. Il messaggio della sua lezione è questo: “VOI SIETE TERRIBILMENTE IN RITARDO E DOVETE FARE QUALCOSA PER RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO”.
Questo è il motivo per il quale voi state leggendo queste righe, e questo è il motivo per il quale questo blog è stato aperto.
Al professor Alfonso sono bastate un paio di domande per capire che tra gli studenti che aveva di fronte, non si nascondeva nessun Page o Brin capace di avere un’idea da 20 milioni di dollari in cinque anni. O se c’era, devo dire che si era nascosto veramente bene.
Ma in fin dei conti non è questo lo scopo del corso. Quella quarantina di ventenni (me compreso) che affollavano l’aula, sono studenti di giornalismo e l’obiettivo finale, più o meno nascosto, è quello di diventare giornalisti e comunicatori. E per fare questo non si può certo pensare che sia sufficiente una laurea, ma da questa prima lezione sono emerse le due principali questioni con le quali ognuno di noi deve fare i conti.
- La prima è l’importanza dello scrivere e del creare qualcosa di simile a pezzi giornalistici, perché un buono scrittore non nasce dal nulla, ma ha bisogno di allenamento e di abitudine, nella migliore accezione del termine.
- La seconda è la necessità di accorgersi al più presto della situazione che ci circonda. La nostra è la civiltà del link e del surfing, ovvero del navigare velocemente in rete, spaziando da un luogo all’altro della rete in pochi click, e se non entriamo in quest’ordine di idee non possiamo che rimanere indietro rispetto a bambini che ora hanno dieci anni, e che in ogni parte del mondo hanno un mouse in mano e non vedono l’ora di scavalcarci e di definirci, tra qualche anno, dei dinosauri.
Questo è quello che io ho capito da questa prima lezione. Bob Dylan negli anni ’60 cantava che i tempi stavano cambiando e questo credo valga in ogni momento storico, da quando esiste l’uomo. Tutto cambia, anche il modo di fare lezione all’università. In questo corso infatti, non si useranno libri di testo cartacei, perché anche solo nel concetto di libro, c è qualcosa di assolutamente contrario allo scopo del corso.
In quelle due ore di tranquilla chiacchierata, il docente ha chiarito anche questo punto. Perchè in fondo, noi che abbiamo oggi 23 anni, siamo figli del social network e che ci piaccia o no, non è un padre che possiamo ignorare e lasciare fuori dalla nostra vita. Per piccolo che possa essere, creare un blog è già un primo passo verso la comprensione del mondo che c’è là fuori.